ATONEMENT


Logic Of Denial - ATONEMENT

The 2nd Logic Of Denial album “Atonement”, out 12th february 2013 on Comatose Music (US)!

Italian death metal band Logic of Denial proudly joins forces with Comatose Music for a new 2013 release!

After performing at the renowned Neurotic Deathfest (NL) and recording the two track promo ‘Incipit of Abhorrence’ in 2011, Logic Of Denial is now ready to unleash their second full length album titled ‘Atonement’. Mastered at the mighty Hertz Studios and thematically focused on the fields of expiation and catharsis.

Eleven tracks of blasting death metal brutality, where the process of atonement could represent the ravenous, sick, odd and contradictory side of human and in-human existence.

Logic Of Denial - Comatose Music - Atonement PD

  • 01. Reek Of Perpetual Infamy 3:21
  • 02. Weeping Upon Repugnance 4:09
  • 03. Behold The Throne Of Torture 3:18
  • 04. Vile Blessing Prelude 3:26
  • 05. The Ravenous Patterns (Of Oblivion) 2:57
  • 06. Sepsis 4:04
  • 07. Catharsis Through Ungodly Annihilation 3:47
  • 08. Apocrypha 3:32
  • 09. Oracles Of Iniquity 3:35
  • 10. Ecthra 4:36
  • 11. Despondency 4:44

 EmpireOfDeath – Review by Kratos:

Nel giro di circa sei anni, i Logic of Denial hanno fatto passi da gigante, di quelli che davvero fanno paura e mostrano tutta la tenacia, l’umiltà e la passione che dovrebbero dimostrare le giovani leve che contano.

Era il 2007 quando la band emiliana rilasciava “Art of Psychophagy”, e subito l’anno dopo era il turno di “Spirals of Downfall”, due demo che mostravano un gruppo probabilmente un po’ insicuro sulla strada da intraprendere, seppur indubbiamente agguerrito e dotato di una buona tecnica.

Passa del tempo ed arriva l’agognatissimo album d’esordio “Necrogenesis”, sicuramente penalizzato da una produzione non del tutto all’altezza, ma che si faceva portabandiera di un nuovo suono da parte dei Logic of Denial, costruito su solide basi death metal (scena floridiana in primis, con svariati richiami ai Morbid Angel). Un primo tassello, un primo passo verso la nuova direzione della band, che trovava ulteriore conferma nell’impressionante promo del 2011 “Incipit of Abhorrence”, che in due brani portava la band su lidi ancora più competitivi, devastanti e cazzuti.

Promo che ha fatto in fretta il giro degli addetti al settore, per arrivare nelle mani di un certo Steve Green, e la conferma si è fatta attendere un po’, ma ne è valsa la pena, perché la firma per la Comatose Music vale più di mille parole e ripaga di tutto il sudore versato in sala di registrazione.

E ci ritroviamo quindi ad “Atonement”, secondo full-lenght dei Logic of Denial che segna la loro entrata prepotente fra i gruppi che fanno davvero la differenza all’interno della scena italiana, una volta per tutte.

Nel frattempo la proposta si è evoluta, perché i brani che compongono il disco in questione sono un miscuglio di influenze da lasciare senza fiato: Hate Eternal, Nile, Decimation (turchi), Hour of Penance, Defeated Sanity, Suffocation e via discorrendo, il tutto amalgamato con cognizione di causa, composto in maniera egregia, suonato divinamente e confezionato con cura maniacale.

Su “Atonement” i Logic of Denial non lasciano nulla al caso, e se è vero che l’insieme di influenze potrebbe dare l’idea di un pastone che non porta da nessuna parte, è altrettanto vero che la band dimostra di saper maneggiare il genere ed una capacità di sintesi da lasciare basiti. Già, perché i brani sono tecnici, il riffing è convulso e tagliante, i cambi di tempo e di registrano abbondano, ma allo stesso tempo la forma canzone è spesso e volentieri rispettata: i brani non sono mai troppo lunghi e, seppur strutturati, non si perdono mai in ciance e colpiscono duro.

Sostanza che va di pari passo con la forma, tecnica al servizio delle composizione, legnate sulle gengive mediate da intelligenza compositiva: basta l’opener “Reek of Perpetual Infamy” a settare gli standard del disco, con un riffing che alterna lavoro di cesello a rasoiate micidiali, supportato da una sezione ritmica precisa e potente (e si sente pure il basso a sto giro) e dal growling impietoso di Mattia Gatti, che non smette di migliorarsi dietro al microfono e appare irriconoscibile se si ripensa alle sue prime prove ai tempi del primo demo.

“Weeping Upon Repugnance” rincara la dose con una cascata di blast-beat da capogiro e dei rallentamenti improvvisi in doppia cassa che tritano le ossa, mentre “Behold the Throne of Torture” stupisce per la facilità con cui architetture ritmiche complicate riescano a non soffocare la brutalità della proposta: tre minuti che demoliscono, asfaltano e lasciano senza fiato.

“Vile Blessing Prelude” paga inizialmente dazio a Morbid Angel e Nile, per poi trasformarsi in un gioco al massacro grazie al riffing psicotico di Alle, preparando il terreno a “The Ravenous Patterns (of Oblivion)”, che già avevamo avuto modo di conoscere ed apprezzare ai tempi del promo del 2011 insieme ad “Apochrypha”, anch’essa presente su “Atonement” in una versione abrasiva che non lascia scampo.

“Sepsis” ci mostra il lato più roccioso della band emiliana, giocato soprattutto su mid-tempi coriacei ma comunque serratissimi, rivelandosi come uno degli episodi più interessanti e riusciti del disco.

“Catharsis Through Annihilation” è una dichiarazione di stima e di amore nei confronti del Suffocation sound, il tutto però rivisitato in chiave estremamente dinamica e coinvolgente aggiungendo quell’assalto tipico dei migliori Hour of Penance ed Hate Eternal, assimilabile ad un treno in faccia o una fucilata in pieno petto.

“Oracles of Iniquity” e “Ecthra” sono altre due pallottole sparate alla velocità della luce da distanza ravvicinata, sorrette ancora una volta dal chitarrismo vorticoso del buon Alle, ma a stupire davvero è il brano che conclude l’album, la lenta ed evocativa “Despondency”, una sorta di marcia infernale infarcita da melodie azzeccate, soli debordanti e da armonizzazioni una più bella dell’altra, per poi chiudersi in maniera epicamente cazzuta.

Forti di una produzione di tutto rispetto ed una copertina in stile assiro-babilonese che fa la sua porca figura, i Logic of Denial con “Atonement” firmano la loro opera migliore ed hanno le carte in regola, una volta per tutte, per far breccia nei cuori degli amanti italiani del brutal death e non solo, dal momento che vanno ad affiancarsi agli Antropofagus nel roster della Comatose Music, istituzione del brutal suonato e concepito come si deve.

Non resta quindi che consigliare caldamente l’acquisto e il supporto totale per un’altra band italiana che è pronta a fare la differenza e portare fieramente la nostra bandiera all’estero.

Convertitevi anche voi alla Logica della Negazione. (Voto : 85/100  –  Recensione di : kratos)

Grindontheroad – Review by Exhumed

Ammetto di essere un po’ ripetitivo ,ma non posso decisamente astenermi dal lodare per l’ennesima volta la scena estrema italiana, che continua a crescere in maniere esponenziale facendo mangiare la polvere a tanti altri ambienti europei ed americani.

Dopo alcuni anni passati a lavorare alacremente sul proprio sound e sull’impostazione tecnico-musicale, i Logic Of Denial hanno finalmente dato alle stampe l’atteso successore di Necrogenesis, intitolato Atonement. Parlando con i musicisti e ascoltando le anteprime uscite durante questi mesi, si era palesata l’intenzione di voler rendere più estrema e tecnica la propria proposta da parte del combo reggiano/modenese, alzando allo stesso tempo il livello di epicità ed immediatezza.

Una volta premuto il tasto play, bastano una manciata di minuti per rendersi conto di come tutti questi obiettivi siano stati raggiunti egregiamente: ci troviamo di fronte a un death metal compatto di matrice nord-americana, che in molteplici occasioni sconfina in territori prettamente brutal, in un crescendo di violenza e velocità iperboliche.

La prima traccia attacca con un inizio bruciante e va per la sua strada senza fare prigionieri, un vero e proprio tsunami sonoro di riff vorticosi che si rincorrono e si intrecciano con sferzate di basso notevoli e un drumming velocissimo, cosparso di cambi di tempo e piogge di blast-beats devastanti; ciò che emerge continuando l’ascolto è una preparazione tecnica ed un affiatamento sopra la media, al servizio di un songwriting maturo e ben strutturato, talmente curato ed efficace da portare l’ascoltatore a un livello di semi-assuefazione alla potenza distruttiva che scaturisce daAtonement.

Dopo l’opener segue il terzetto composto da “Weeping upon Repugnance”, “Behold the Throne of Torture”e “Vile Blessing Prelude”, una sorta di triade della morte, che narra di espiazione e catarsi e delle varie situazioni che portano l’essere vivente verso esperienze inumane, attraverso una violenza martellante ed esuberante, arricchita da alcuni riuscitissimi guitar-solos e qualche piccolo sprazzo di aperture melodiche, elargite con il contagocce .

Ogni singolo brano che compone questo disco risulta assai valido e piacevole, e ognuno di essi va a comporre una sorta di grande disegno, come fossero capitoli di un racconto che approfondisce e mette in luce le tematiche di cui accennato poche righe prima; volendo però premiare gli episodi più riusciti, vale la pena di segnalare “The Ravenous Patterns (Of Oblivion)”, una vera martellata in faccia nella quale si possono assaporare alcuni richiami ai Nile d’annata, “Catharsis Through Ungodly Annihilation”, che viene introdotta dalla frase di Alfred tratta da Batman: Il Cavaliere oscuro “certi uomini voglio solo veder bruciare il mondo” prima che la miccia venga accesa per travolgerci letteralmente in un fiume di rabbia scatenato e disturbante, ed “Ecthra”, un manifesto di death metal puro ed incontaminato che arriva dritto fino all’anima dell’ascoltatore.

Difficilmente si riesce ad assistere a un tale dispiegamento di forze distruttive che allo stesso tempo si sposano in maniera intelligente e coesa con il comparto tecnico e con la vena epico-evocativa che pervade l’intero platter e che ne esalta la resa finale. Ciliegina sulla torta, una produzione curata e ben definita ad opera degli Hertz Studio, che riesce a esaltare e massimizzare le linee tracciate da ogni singolo strumento e le “vokills” del singerMattia Gatti.

Terminato l’ascolto di Atonement si può riprendere fiato e lasciare che il cuore recuperi man mano il suo battito regolare; già, perché durante i quaranta minuti di riproduzione l’adrenalina non può che esservi schizzata alle stelle. Niente d’aggiungere, solo tanti complimenti ai Logic Of Denial, che ci hanno regalato un piccolo capolavoro e si sono riconfermati come grande promessa della scena death italica. (8.0 – Grindontheroad – by Exhumed)

 Truemetal:  Review by Daniele D’Adamo

È innegabile. Molte cose, di questo “Atonement”, rimandano ai Nile e alla loro ossessione per i popoli antichi e/o misteriosi. La copertina, i titoli delle canzoni e soprattutto il genere musicale: brutal death metal ad alto tasso di tecnica. Sarebbe però oltremodo ingeneroso, per i Logic Of Denial, pensare che essi siano solo e soltanto un clone degli statunitensi.

Sette anni di attività, tre demo (“Art Of Psychophagy”, 2007; “Spirals Of Downfall”, 2008; “Incipit Of Abhorrence”, 2011), due full-length (“Necrogenesis”, 2010; “Atonement”, 2013) e una cospicua attività live, unitamente a una personalità non comune, fanno degli emiliani un’unità a se stante. Inserita certamente nello stile-madre cui fanno parte Nile, appunto, Behemoth e Hate Eternal, ma dotata di un’indiscutibile aurea di singolarità.

Singolarità che, è bene evidenziarlo, esce a poco a poco, via via che si susseguono gli ascolti. Il brutal, del resto, è un genere che ai non-appassionati può apparire eternamente uguale a se stesso. Così non è e così non sono i Logic Of Denial. L’abissale lontananza della proposta dai canoni anche meno comuni di una ‘bellezza’melodica tipica della musica orecchiabile, la complicata ragnatela di note e accordi che forma l’ossatura di “Atonement” e l’obiettiva difficoltà che si deve affrontare per leggere correttamente le song del platter fanno del medesimo un boccone duro da masticare e ancor più ostico da digerire.

Tuttavia, al contrario di tanti altri (bravi) colleghi che si cimentano nei tempestosi marosi della più oltranzista tipologia death, Mattia Gatti e i suoi compagni riescono innanzitutto a evitare l’appiattimento di un sound sempre vivo, profondo, pulsante nonché ricco di groove. Poi, a dotare il medesimo di una sottile ma marcata fisionomia. Come a dire «sì, facciamo brutal ma, sotto sotto, si sente che siamo noi». Del resto, il muraglione di suono eretto dalla chitarra di Alessandro D’Antone è assolutamente spaventoso nelle sue sterminate dimensioni e quindi può far paura ai meno esperti. Ma, con un briciolo di pazienza e concentrazione, si giunge ad assorbire in toto tale fenomenale guitarwork, potendone cioè apprezzare sia le caleidoscopiche ritmiche, sia i fulminanti soli; il tutto eseguito con un ordine e una pulizia forse più tipici del technical. La bontà del lavoro d’ascia, inoltre, si può evincere anche dal suo armonioso matrimonio con la sezione ritmica e, soprattutto, con il drumming di Daniele Costa. Drumming quasi sempre centrato sul blast-beats che, però, non va mai a sovrapporsi alla sequenza degli accordi prodotti dalla sei corde; restandone coeso sì da dare quella profondità, al sound, di cui s’è scritto più su. Unitamente al colore e al calore fornito dal basso di Marcello Tavernari, impegnato principalmente a costruire un supporto magari poco visibile ma molto efficace nell’inspessire un suono, si può dire a questo punto, davvero ben riuscito. Da mettere sugli altari, anche, la prestazione di Gatti, che evita gli eccessi dell’inhale proponendolo in misura minima assieme a uno stentoreo growling anch’esso lontano da certe soluzioni ‘lavandiniche’.

I quarantuno minuti di “Atonement” si comprimono in undici canzoni dall’intensità quasi dolorosa, sia per la pressione sonora, sia per la totale mancanza di rallentamenti se non per qualche divagazione nei meandri del mid-tempo. Difficile selezionare qualcosa che meriti più del resto, data l’alta qualità e la lucida consistenza delle composizioni. Se proprio si deve citare qualcosa, occorre riferirsi a “Despondency”, oscura interpretazione dello spirito di entità aliene innominabili, ricca di pathos e dalla visionarietà assoluta.

I Logic Of Denial non fanno che confermare l’ottimo stato di forma del death italiano, regalando agli appassionati un disco, “Atonement”, vario e dinamico benché perfettamente ancorato alle rigide coordinate che individuano il brutal. Realizzato in maniera professionale, il platter non mancherà di soddisfare sia i palati più esigenti, sia i neofiti in virtù della sua sobrietà e distanza dagli inascoltabili eccessi di certe realizzazioni esageratamente arzigogolate e ridondanti. (Daniele “dani66” D’Adamo)

Church of Deviance – Reviewed by : Edoardo De Nardi

Dopo un esordio già convincente a nome “Necrogenesis”, uscito 3 anni fa tramite l’italiana The Spew Records, gli emiliani Logic Of Denial ci riprovano, supportati stavolta dalla ben più rinomata Comatose Music, proponendo un secondo album decisamente più maturo e curato rispetto al suo predecessore. “Atonement” vive infatti di episodi brillanti e variegati, non ancorati ai soliti canovacci compositivi cari al settore, ma ben proiettati verso strutture complesse e sostanziose che rendono l’ascolto dei brani sempre attivo e vivace. Non c’è spazio per riempitivi o canzoni poco ispirate tra i solchi dell’album e durante tutti i 40 minuti di musica, i Nostri riescono a tenere l’attenzione dell’ascoltatore sulle spine, potendo contare anche su dei freschi spaccati atmosferici che spezzano sapientemente la brutalità becera sprigionata dai pezzi. Sin dall’iniziale “Reek Of Perpetual Infamy” si capisce che i ragazzi fanno davvero sul serio, presentando un comparto ritmico di tutto rispetto, senza considerare l’oggettiva bravura di Alessandro D’Antone nel creare riffs brutali e molto tecnici, eppure sempre diretti e non disdegnosi di tonalità tetre e funeree dal gusto quasi “blackish”. In questo senso, il primo nome che viene alla mente ascoltando il Cd è sicuramente quello dei conterranei Hour Of Penance, ben più che una semplice influenza per i 4 ragazzi di Reggio Emilia. Strutture, linee vocali e raddoppi di doppia cassa al limite dell’umano richiamano alla mente senza difficoltà “The Vile Conception” e “Paradogma”, lavori con i quali la band capitolina è riuscita a ritagliarsi uno spazio importante all’interno della scena underground mondiale; Ciònostante, lungi dal risultare gli ennesimi epigoni del gruppo capitolino, i Logic Of Denial si fanno forieri di una prestazione originale e personale, andando a proseguire idealmente il percorso intrapreso dai due album sopracitati, che gli stessi Hour Of Penance sembrano aver abbandonato in favore di soluzioni più semplici e “vendibili” con l’ultimo “Sedition”. Il finale di “Weeping Upon Repugnance”, i letali rallentamenti di “Sepsis” o la conclusiva “Despondency” inoltre, mettono in mostra l’ottima capacità dei Logic Of Denial nel saper tirare un freno alla loro velocità smodata, assemblando delle parti più lente e ragionate di assoluto valore, minimamente votate ad un anima più “melodica” da parte della band e realmente interessanti circa gli ulteriori sviluppi che l’estro compositivo della band potrebbe evolvere nel corso delle prossime uscite discografiche. Probabilmente, con il tempo i Nostri riusciranno ad inserire queste pause atmosferiche con maggiore gusto ed omogeneità all’interno dei brani, dato che almeno per il momento, alcune di queste sfumature risultano un po’ forzate e non completamente contestualizzate all’interno dei brani, ma si tratta in ogni caso di piccole limature che la pratica e l’esperienza, tanto in studio quanto in dimensione live, porteranno inevitabilmente con sé. Release completa e “consistente”, estrema e “caotica” al punto giusto, con una produzione e dei suoni curati al limite del maniacale. Ben fatto. ( Church of Deviance – Reviewed by : Edoardo De Nardi )

Hate TV – Review by Francesco Gozzi, il 08 marzo 013

Dopo numerosi ascolti mi sento pronto a spendere due righe per Atonement, nuovo lavoro degli emiliani Logic of Denial uscito per l’americana Comatose Music. Numerosi ascolti perché la sostanza del disco si può valutare solamente dopo aver sfondato il muro di brutalità iniziale e cominciare a capirne le finezze.

Il death metal proposto da questo giovane gruppo si rifà principalmente ai maestri americani Morbid Angel, Nile, Hate Eternal su tutti, mantenendo un occhio sulla florida (non Tampa Bay!) scena nazionale in cui spiccano Hour of Penance e Antropofagus. La carta vincente dei Logic of Denial non è l’originalità ma la perizia strumentale e la coesione musicale. Ne sono prova la bravura del batterista Daniele Costa (una vera macchina) e del chitarrista e principale compositore Alessandro D’Antone che tra un riff assassino e l’altro sostiene le martellanti ritmiche con un lavoro sempre vario e ricercato.

Il disco si apre con Reek Of Perpetual Infamy, uno dei pezzi più sparati del lotto dove si evidenziano subito abilità tecnica e velocità di esecuzione. Ma non è tutto. Proseguendo l’ascolto si comincia a percepire qualcosa di più ed ecco che rallentamenti stile Malevolent Creation (Weeping Upon Repugnance, Sepsis, Oracles of Iniquity) vanno ad arricchire il loro sound, così come stacchi improvvisi (Behold the Throne of Torture, The Ravenous Patterns of Oblivion) aggiungono sfumature e varietà alla proposta. Le canzoni non sono fini a se stesse ma hanno una propria struttura e sono impreziosite da passaggi e solos davvero ben curati. Dopo essere stati tramortiti a dovere per una quarantina di minuti, il disco si chiude con la quasi strumentale Despondency in cui i Logic camminano sui nostri corpi agonizzanti con una marcia lenta, epica e malsanamente melodica.

Chiaramente non è tutto perfetto e soprattutto per un gruppo così giovane qualche critica è doverosa, mossa comunque al solo scopo di spingerli ancora più su. Personalmente varierei leggermente le vocals di Mattia Gatti, autore di un growl spettacolare ma che via via risulta monotono e meno incisivo, proponendo qualche parte in scream (non clean vocals per carità!) e darei un pochino di spazio in più al valente bassista Marcello Tavernari (che a parte le tracce 3,7,10) rimane un po’ nascosto.

La produzione risulta molto buona e il mastering effettuato presso i polacchi Hertz Studios (Vader, Behemoth tra gli altri) garantiscono una qualità elevata ad un album potentissimo. Con qualche accorgimento a livello compositivo e con la giusta fortuna (purtroppo ci vuole anche quella) possono diventare veramente importanti. Il rischio che passino inosservati tra la miriade di uscite più o meno indecenti di questo agonizzante mercato musicale è alto, non commettete questo errore, qui c’è tanta sostanza. ( Hate TV – Review by Francesco Gozzi, il 08 marzo 013 )

Metal-Archives – Review by Autothrall: Maelstrom the Musical – 77%

First impressions of this album were that an unannounced, anomalous tornado had just manifest about 10 yards from my apartment complex and then proceeded to ravage my family and belongings. Second impressions were a bit difficult to ascertain, as I was still hospitalized from the first impressions. To dub Italians Logic of Denial as an ‘intense’ death metal act would be an understatement. Despite their relative youth in the field (forming around 2006 in this incarnation), they’ve got all the chops and technical ability to run alongside such celebrated acts as Nile, Behemoth, Krisiun, Immolation and Morbid Angel, each of which you are likely to notice within the architecture of Atonement, a sophomore that will be spinning heads, if not necessarily emptying out the wallets of those hands attached to those bodies who own the heads. Trust me, though: if you admire unflinching excess, hyper-realized pacing, pinpoint accuracy and dizzying acrobatics in your death metal, WITHOUT the expectant fits of arbitrary noodling, Logic of Denial is dialing your digits.

It would be impossible for one of my long history with death metal to not appreciate at least some of what’s transpiring on this sophomore. To define the drums as inhuman would be a moot point, as percussionists of Daniel Costa’s nature are practically born with additional feet and hands that they keep hidden from the world, but I still find it hard to believe an individual can possess such stamina. The guitars unleash a bevy of staccato rhythms, denser chords, frolicking tremolo riffs and breakdowns that move a mile a minute. I can just imagine a crowd trying to effectively mosh to these rhythms at a gig, and the band stopping mid-set to exclaim ‘Sorry, you’re just not keeping up!’ at the audience. There were times throughout the track list where the bass did get lost, but if you pay close enough attention you’ll note that this guy is just as busy plugging away at his instrument as anyone else in the band, and when he hits the higher strings the notes stand out a bit more from the vortex of guitar progressions. I should also mention that Atonement isn’t just whipping along at higher velocities without exception; there are various tunes throughout the 11 here (like “Catharsis Through Ungodly Annihilation” and “Despondency”) that tackle some steadier, mid-paced battering ram riffs which develop a decent contrast to the lightning fare.

Vocally, the guy’s got a growl which isn’t too guttural, more along the lines of what you’d find in the Polish or Brazilian scenes. A lot of the stylistic choices, tempos and actual riff constructions bring me back to records like Annihilation of the Wicked, Conquerors of Armageddon and Domination, but the sheer speed and atmosphere created through its propulsion definitely scratches that brutal, blackened death aesthetic present in bands like Behemoth or Hate. Logic of Denial are not without a refined sense of melody (like the leads in “Despondency”), but I will say that Atonement could have used more of this, and even a few additional breakdowns or atmospheric segues to counteract their forceful eruptions of strength. They throttle about 1000 note progressions in your direction, but only about a quarter of them really stick. Nor are they really bringing anything new to your table. But those quips aside, this is a fairly high end effort, impeccably crafted to utterly destroy anything in its path, and if you’re in the mood for unbridled speed and retribution, this will indeed fill that void, placing Logic of Denial on that same radar that brought international notice to their countrymen Hour of Penance and Fleshgod Apocalypse. Just be warned: call the paramedics in advance and make sure they have a stretcher available. And be sure to insure your property against environmental damages! Flood, fire, severe winds, this one’s got them all.  (autothrall, February 12th, 2013)

 exclaim.ca – Review by Denise Falzon:

Italian death metallers Logic of Denial are back with their second full-length, Atonement, following 2010’sNecrogenesis. Featuring 11 tracks of intense, pulverizing death metal, à la Hate Eternal and ’90s-era Morbid Angel, Atonement adheres to classic death metal style. Heavy, punishing riffs dominate the album right from the start with “Reek of Perpetual Infamy,” which includes guitarist Alessandro D’Antone’s fast, catchy rhythms, as well as an incendiary solo. Daniele Costa’s drumming pummels throughout, particularly on “Behold the Throne of Torture,” which displays crude blasts, and “Sepsis,” which maintains steadily crushing beats, as the song switches time signatures and tempos. Vocalist Mattia Gatti showcases unwaveringly deep, ominous gutturals through each track, while bassist Marcello Tavernari maintains an absurdly heavy low-end. While Logic of Denial exhibit extremely traditional, Florida-esque death metal, they have managed to incorporate some innovative song structures and enough captivating melodies to keep Atonement from getting stale.  (exclaim.ca – Review by Denise Falzon)

heavymetaltribune – Review by hongrui

With excellent bands such as Fleshgod Apocalypse and Hour of Penance creating a stir for Italian death metal, it has caused me to start noticing death metal bands out of the region. Logic of Denial started spewing forth their brand of death metal as early as 2003, yet it wasn’t until 2010 when they released their debut full length release. Atonement comes in 3 years later, and the band’s sophomore album promises to be an exciting release.

Right from the start of the album with Reek of Perpetual Infamy one immediately knows what is in place for him, with the sheer brutality of Logic of Denial‘s art hitting the listener relentlessly for the next 40 minutes. The riffing of guitarist Alessandro right from the start is incredibly furious, backed by the equally merciless rhythm section of bassist Marcello and drummer Daniele. Coupled with vocalist Mattia’s throaty growls, the band’s bears rather strong resemblance to such Polish extremists as Hate, Infernal War and Azarath, especially the riffing patterns on the start of Weeping Upon Repugnance, complete with the generous usage of pinch harmonics. The fact that the album was mastered in the famous Hertz Studios definitely adds to the Polish comparison, with the chunky production quality that Polish bands have now come to be known for.

Yet Logic of Denial manages to prevent themselves from sounding like a complete Polish death metal clone, as the intensity and technicality on Atonement also brings in some elements of their fellow countrymen Hour of Penance. This especially so on the work of drummer Daniele, who easily goes from more complicated drumming patterns to full-on, non-stop blast beat sections. The complex, yet consistently brutal and aggressive guitar works throughout the album also reminds one of bands like Nile, in particular the lead guitars that are often layered above the chaos rhythmic background. The audible bass throughout the album also provides that low-end growl for the music, as the band ensures that the entire auditory spectrum is covered.

Spoken samples can also be found littered on the album, and these help to reinforce the destructive mood and energy of the band’s music. The dosage of brutality that Logic of Denial has injected into the listener with Atonement is direct and ruthless, and just as quickly as it began, the journey was over, and there is not a single moment where the band let up in their aural onslaught, leaving one with sore necks quickly enough.  (heavymetaltribune – Review by hongrui)

Trashocore – Review by Keiser

Après avoir sorti l’année dernière l’album comeback d’Antropofagus et réédité le premier full-length de Septycal Gorge, Comatose Music continue de donner des coups de botte en 2013 avec son nouveau groupe, Logic Of Denial. Nouveaux, les Italiens ne le sont toutefois pas vraiment puisque leur formation remonte à 2006 et qu’ils ont déjà sorti un album et trois démos. Le combo évoluait même dès 2003 sous l’appellation Collapse. Mais ce n’est qu’avec Atonement, sorti le mois dernier sur le label américain, que j’ai pu faire la connaissance du quatuor de Reggio d’Émilie. Une rencontre en forme de bonne surprise.

Car à l’inverse d’Expurgate, je me doutais que j’allais davantage apprécier ce Atonement et sa jolie pochette. Ça n’a pas loupé! Logic Of Denial ne fait pas semblant d’envoyer la sauce et s’adonne sauvagement à un brutal death intense, un véritable festival de blast-beats. Pour faire simple, le combo joue dans la même cour que les célèbres Hour Of Penance. Sauf que, si HoP a cessé d’être intéressant depuis deux albums, Logic Of Denial se montre bien plus convaincant que ses compatriotes surcotés. Comme toujours, ce sont les riffs qui font la différence et à ce niveau, le groupe a de la qualité à revendre. Rien de flamboyant ou de révolutionnaire, on pourrait même prétendre à encore davantage d’accroche de la part de musiciens qui semblent en avoir les moyens (cf. “Weeping Upon Repugnance” à 1’21, “The Ravenous Patterns (Of Oblivion)” à 1’25, “Catharsis Through Ungodly Annihilation” à 0’45 ou la fin de l’excellent morceau de clôture, “Despondency”), mais le niveau s’avère plus que satisfaisant, avec du tremolo mélodico-sombre à la pelle comme on aime. Les Transalpins s’en sortent également très bien dans les leads grâce à des solos agiles inspirés (“Reek Of Perpetual Infamy”, “Sepsis”, “Apocrypha”, “Oracles Of Iniquity”) qu’on aurait toutefois aimés plus nombreux et moins ressemblants. Mais ne faisons pas la fine bouche car le guitariste Alessandro D’Antone mérite vraiment nos louanges.

Autre bonne idée de Logic Of Denial, la diversité. Le groupe a beau bourriner comme pas permis (blaaaaasts!) et jouer vite la plupart du temps (tchouka-tchoukaaaaa!), il sait aussi varier son jeu. Atonement évite ainsi souvent le piège de la monotonie, sans nuire à son intensité, principale caractéristique de la bête. On a donc le droit à quelques décélérations, tantôt grasses (“Weeping Upon Repugnance” à 2’40 sur des vocaux samplés, “Vile Blessing Prelude” à 2’31 avec la double à fond, “Despondency” à 1’25…), tantôt plus “ambiancées” (intro de “Sepsis”, morceau le plus modéré de l’opus, “Catharsis Through Ungodly Annihilation” à 1’22, “Apocrypha” à 3’05, fin de “Oracles Of Iniquity”, début de “Despondency”, etc.) voire dissonantes (“Weeping Upon Repugnance” à 2’57).

Rajoutez une production puissante et claire sans être over-the-top et vous avez là tout ce qu’il faut pour faire un bon album de brutal death moderne. Après la déception Hideous Divinity, je tiens enfin un groupe capable de faire la nique à un Hour Of Penance flétrissant mais toujours aussi populaire. Mon conseil aux déçus de HoP (je sais qu’il y en a!) et plus largement aux amateurs de Behemoth, Nile et compagnie: essayez Atonement. Ce n’est pas l’album de l’année mais on sent un groupe talentueux qui sait composer de vrais bons riffs sans utiliser d’artifices. Et à mon avis, Logic Of Denial peut faire encore mieux, notamment au niveau du chant assez faiblard, un des rares points faibles du disque. Cette fois, Comatose ne s’est pas trompé! ( Trashocore – Review by Keiser )

Teet of the Divine – Review by Kevin E  April 30th, 2013

Comatose Music, the Willowtip of brutal death metal, has been known to unearth some gems. Underground heavyweights such as Kraanium, Septycal Gorge, Dysentery and Lust of Decay have, or still do, call the label home. They’ve snatched up Logic of Denial for their second full-length, one that pulls from the relentlessly punishing template known to fans of Origin, Hour of Penance, and even label-mates Antropofagus. It’s a style that can cause ADHD in the hands of lesser talent, but if it’s pulled off this well, it brings a smile to fans of all things brutal.

Not wasting any time with a weak-ass intro, these Italians take a bat to your eardrums the minute you hit play. Vocalist Mattia Gatti has a killer death growl that doesn’t grate, Alessandro D’Antone pumps out the riffs and slams, and drummer Daniele Costa must have hummingbird wings for feet; holy hell is that dude fast. But thankfully, unlike a lot of brutal death metal, the low end is not forgotten as Marcello Tavernari’s bass provides a solid backbone for this machine to run on. The production is a little low but solid, so you’ll need to pump up the volume knob a bit more to really get the full effect of this album.

It’s not all a slam fest, as you get a nice sweep solo about 2 minutes into the first track “Reek of Perpetual Infamy”, and others are peppered throughout the album. But don’t worry there are plenty of slams to keep the pit happy and uphold the recipe for brutality. The band even shows a mild level of restraint with tracks such as “Catharsis through Ungodly Annihilation” and “Despondency”, which helps to provide a bit of contrast to the entire maelstrom. And that’s what is further impressive about this album, despite its 40 minute run time I never once looked at my watch. If I have to nitpick for a second, they did decide to use one too many samples from the “Saw” movies, which are about as fresh and impactful in the land of metal as the latest “Harlem Shake” video. Seriously bands need to shelve those or find ones less played out.

But that very small gripe aside, I can’t recommend this album enough. Even the artwork is impressive. With some of the big names such as Devourment putting out less than stellar efforts, and the first of this year being pretty disappointing overall, the underground has been a gold mine so far; this is easily one of the best in the first quarter of 2013. And if you like this one also check out their first album, Necrogenesis, as you’ll see where the groundwork was laid for this latest output. ( Teet of the Divine – Review by Kevin E  April 30th, 2013 )


Logic of Denial – 2013 – Atonement – Reek of Perpetual Infamy
Logic Of Denial Official Webstore!
Comatose Music: Logic of Denial – Atonement package
Atonement CD

Logic Of Denial MerchStore

Worldwide Shipping, contact us for more info

Ti potrebbero interessare i seguenti post:
22/11/2009 –  Logic Of Denial – Necrogenesis

Share

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...