Accisa sull’energia elettrica: no ai produttori privati


Accisa sull’energia elettrica: no ai produttori privati
Accisa sull’energia elettrica.  Provo sinteticamente ad esporre le ragioni che mi fanno ritenere impercorribile l’ipotesi di considerare, tra i produttori obbligati al pagamento dell’accisa sull’energia elettrica, ai sensi dell’art. 53 del TUA, i soggetti che non esercitano attività imprenditoriale. Vale a dire che senza l’esercizio professionale di un’attività economica organizzata le persone fisiche e gli enti non commerciali non possono far parte della platea dei soggetti obbligati all’accisa ai sensi dell’art. 53 del TUA (testo unico sulle accise approvato con D.Lgs 504/1995).

Se nessun dubbio sembra emergere sulla rilevanza economica e quindi giuridica dell’attività imprenditoriale svolta dalle persone fisiche o giuridiche o dagli enti che vendono energia elettrica o la utilizzano con impiego promiscuo e con potenza disponibile superiore a 200 kW, rimarrebbe comunque il seguente quesito: «Se al di fuori dell’esercizio professionale di attività economica organizzata le persone fisiche e gli enti non commerciali possano acquisire lo status di “esercenti le officine di produzione di energia elettrica utilizzata per uso proprio” come enunciato dall’articolo 53, comma 1, lettera b, del testo unico sulle accise».

Nell’interpretare sistematicamente la connessione letterale del testo ed estendendola all’articolo 54 (rubricato definizione di officina) leggiamo che all’aggettivo “esercente” viene sempre associato il sostantivo “ditta”: qualificandolo dunque con quell’espressione di diritto commerciale diffusamente adoperata in tutto il Libro V del codice civile per indicare il nome sotto il quale l’imprenditore esercita la sua attività.

Continuando a leggere fino all’articolo 58 (rubricato poteri e controlli) (1) possiamo lì concludere la nostra indagine e rispondere negativamente al quesito che ci siamo posti poiché l’ipotizzata inclusione dei soggetti non esercenti attività economiche tra quelli obbligati al rapporto tributario sancito dall’art. 53 sarebbe inconciliabile con l’esercizio delle attività di ricognizione, verifica e controllo; impossibili da condurre nei luoghi di domicilio del contribuente, notoriamente inviolabili se non in presenza di fondato sospetto di reato.

Utili a questa nostra ermeneutica, sono anche le circolari dell’Agenzia delle Entrate, la n. 46/E del 19 luglio 2007, la n. 66/E del 06 dicembre 2007 e la risoluzione n. 13/E del 20 gennaio 2009, che nel caso in cui l’impianto, per la sua collocazione, non risulti posto al servizio dell’abitazione o della sede del produttore di energia elettrica da fonti rinnovabili, evidenziano l’obbligo di emettere fattura nei confronti del GSE (2) per il corrispettivo ricevuto.

Energia che deve pertanto essere ceduta nell’ambito di un’attività commercialmente rilevante sia ai fini dell’IVA che delle imposte dirette.

Vengono anche diversamente inquadrate le cessioni effettuate dai soggetti intestatari di un P.O.D. (3) di immissione in rete da impianto fotovoltaico fino a 20 kW e che usufruiscono del cosiddetto SSP “servizio di scambio sul posto” (4) rispetto a chi invece immette energia in rete entrando, direttamente, nel mercato dei grossisti oppure, indirettamente, mediante il cosiddetto “ritiro dedicato(5) da parte del GSE.

Rammento inoltre che da gennaio 2009 il servizio di SSP introdotto dalla Delibera AEEG n. 74/2008 è stato esteso anche agli impianti di cogenerazione ad alto rendimento (6) con potenza nominale fino a 200 kW, secondo le definizioni della Direttiva 2004/8/CE.

Gli esercenti le officine di produzione di energia elettrica da impianti azionati da fonti rinnovabili e di potenza nominale superiore a 20 kW potrebbero evitare gli obblighi di licenza fiscale e di pagamento di accisa e addizionali se l’impianto fosse realizzato in maniera da non consentire un consumo dell’energia prodotta (autoproduzione).

Insomma, per evitare i sopralluoghi dei funzionari doganali, la licenza fiscale, i contatori UTF e la cauzione, non bisogna consumare la propria energia ma attingerla dalla rete distributiva. Anche In tale evenienza non dimentichiamo però che i produttori di energia elettrica non esclusa dal campo di applicazione dell’accisa, diversi dai soggetti obbligati di cui all’art. 53, devono comunque accreditarsi all’Ufficio delle dogane, ai sensi dell’art. 53-bis: dettagliando la loro neonata attività produttiva con schemi e cablaggio d’impianto, indicando il cessionario, le eventuali variazioni dei dati nel tempo, le modifiche societarie, la cessazione dell’attività e presentando, entro il mese di marzo di ogni anno, la dichiarazione dell’energia elettrica prodotta e di quella immessa in rete.

Ricordo infine che l’energia elettrica prodotta con microcogeneratori fino a 20 kW alimentati da fonti energetiche non rinnovabili quali il metano, il gasolio o i gpl – prima non sottoposta ad accisa perché realizzata con fonti energetiche comunque assimilate a quelle rinnovabili ai sensi della normativa vigente in materia (7) – è rientrata nel campo di applicazione dell’accisa dal 1° gennaio 2007 (per la soppressione delle parole ed assimilate dal testo dell’art. 52, comma 3, del TUA, ad opera dell’art. 1, comma 1120, della legge 296/2006).

Così ponendo, ad avviso dello scrivente, un serio ostacolo alla diffusione della microcogenerazione che, ricordo, è promossa ed economicamente incentivata dalla Direttiva 2004/8/CE recepita dal D.Lgs 20/2007.

___________________________________

(1) L’art. 58 del testo unico sulle accise, dopo l’attribuzione dei poteri di libero accesso nelle officine, ai fini dell’imposta, sia di giorno che di notte, prosegue, al comma 3, con gli obblighi posti a carico delle “ditte esercenti officine”, le quali, oltre ad avere l’obbligo di presentare tutti i registri, contratti e documenti relativi alla produzione, distribuzione e vendita dell’energia elettrica, devono prestare gratuitamente l’assistenza e l’aiuto del proprio personale ai funzionari dell’amministrazione finanziaria, nelle operazioni che questi compiono in officina, negli uffici dell’azienda commerciale e presso gli utenti, per tutti gli effetti dell’imposizione. Al successivo comma 4 vengono poi indicati i soggetti obbligati di cui all’art. 53, distintamente dai privati consumatori e dagli enti privati e pubblici.

(2) GSE (Gestore dei Servizi Energetici – GSE S.p.a. – già denominata “Gestore dei Servizi Elettrici”) socio unico Ministero dell’Economia e delle Finanze D.Lgs 79/99 • Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’11 maggio 2004 (DPCM 11 maggio 2004) prevede che il GRTN – Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale S.p.A – trasferisca alla società Terna S.p.A – Rete di Trasmissione Nazionale – entro il 31-10-2005, le attività di dispacciamento, trasmissione e sviluppo della rete di trasmissione nazionale, mantenendo le attività e le funzioni inerenti la promozione e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, nonché la gestione dei relativi meccanismi incentivanti • Il GRTN ha modificato la propria ragione sociale, a decorrere dal 1 ottobre 2006, in “Gestore dei servizi elettrici – GSE S.p.a.” • Il Decreto del Ministero delle Attività Produttive e del Ministero dell’ Ambiente e Tutela del Territorio del 13 dicembre 2005 ha individuato le competenze e i compiti assegnati rispettivamente alla società Terna S.p.A ed al GSE, a seguito della cessione del ramo d’azienda intervenuta con il DPCM 11 maggio 2004, per l’applicazione del Decreto 24/10/ 2005.

(3) P.O.D. (Point Of Delivery: codice alfanumerico che identifica in modo univoco sulla rete di distribuzione il punto fisico in cui l’energia viene consegnata dal fornitore e prelevata dal cliente finale. Poiché identifica un punto fisico sulla rete di distribuzione, il codice non cambia anche se si cambia fornitore)

(4) Lo scambio sul posto (Del. AEEG n. 74/08) è un servizio che viene erogato dal GSE dal giorno 1° Gennaio 2009 su istanza degli interessati. Consente all’utente che abbia la titolarità o la disponibilità di un impianto, la compensazione tra il valore associabile all’energia elettrica prodotta e immessa in rete e il valore associabile all’energia elettrica prelevata e consumata in un periodo differente da quello in cui avviene la produzione. Sono interessati a proporre istanza al GSE coloro nella cui disponibilità o titolarità vi sia uno o più impianti: alimentati da fonti rinnovabili di potenza fino a 20 kW; alimentati da fonti rinnovabili di potenza fino a 200 kW (se entrati in esercizio dopo il 31 dicembre 2007); di cogenerazione ad alto rendimento di potenza fino a 200 kW.

(5) Il ritiro dedicato, regime di cessione dell’energia elettrica, rappresenta una modalità semplificata a disposizione dei produttori per la vendita al GSE dell’energia elettrica immessa in rete, in alternativa ai contratti bilaterali o alla vendita diretta in borsa. Il ruolo attribuito al GSE: soggetto che ritira commercialmente l’energia elettrica dai produttori aventi diritto, rivendendo tale energia sul mercato elettrico; utente del dispacciamento in immissione e utente del trasporto in immissione in relazione alle unità di produzione nella disponibilità dei predetti produttori; interfaccia unica, in sostituzione del produttore, verso il sistema elettrico tanto per la compravendita di energia quanto per i principali servizi ancillari connessi.

(6) Cogenerazione ad Alto Rendimento, acronimo CAR, definizione introdotta con la direttiva 2004/8/CE. La Direttiva comunitaria è stata recepita con il decreto legislativo 8 febbraio 2007, n. 20. Il Dlgs 20/2007, al punto 2 dell’Allegato 3, così definisce la cogenerazione ad alto rendimento: “Definizione di cogenerazione ad alto rendimento. Ai fini del presente decreto, la cogenerazione ad alto rendimento risponde ai seguenti due criteri: a) la produzione mediante cogenerazione delle unità di cogenerazione fornisce un risparmio di energia primaria, calcolato in conformità del punto 3, pari almeno al 10% rispetto ai valori di riferimento per la produzione separata di elettricità e di calore; b) la produzione mediante unità di piccola cogenerazione e di microcogenerazione che forniscono un risparmio di energia primaria è assimilata alla cogenerazione ad alto rendimento”.

(7) CIP Delibera n.6 del 29 aprile 1992 (GU 109 del 12 maggio 1992): “Si considerano impianti alimentati da fonti assimilate a quelle rinnovabili: quelli di cogenerazione, intesa come produzione combinata di energia elettrica e di calore; quelli che utilizzano calore di risulta, fumi di scarico ed altre forme di energia recuperabile in processi e in impianti; nonché quelli che utilizzano gli scarti di lavorazione e/o di processi e quelli che utilizzano fonti fossili prodotte esclusivamente da giacimenti minori isolati” Ai sensi dell’art. 3, comma 12 del D.Lgs. 79/1999, il GSE ritira e remunera l’energia prodotta da impianti di generazione a fonti rinnovabili e assimilate che gode di forme di remunerazione incentivata. Il Decreto Legislativo n° 79/1999 ha dato mandato all’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas di definire a quali condizioni la produzione combinata di energia elettrica e calore può chiamarsi cogenerazione e godere dei relativi benefici di legge. A.E.E.G. ha pertanto emanato, il 19 marzo 2002, la deliberazione n. 42/02, che stabilisce che un impianto produce con caratteristiche di cogenerazione quando alcune grandezze caratteristiche del proprio funzionamento, quali il suo Indice di Risparmio di Energia (IRE) ed il suo Limite Termico (LT), sono rispettivamente maggiori di due valori limite fissati nella deliberazione stessa, rivista ed integrata da altre successive deliberazioni.

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One thought on “Accisa sull’energia elettrica: no ai produttori privati

  1. >Inviato: mercoledì 15 febbraio 2012 19.23
    A: https://paolosdantone.wordpress.com/messaggi/about/

    In merito al precedente messaggio il mio interesse ricade sulla problematica delle imprese di autoproduzione da fonti rinnovabili, e in particolare quelle da fotovoltaico che hanno avuto una crescita esponenziale negli ultimi anni.
    A seguito della recente abolizione delle addizionali sui consumi di energia elettrica tali realtà godrebbero di una mancanza di imposizione su autoconsumo a meno che la norma non chiarisca meglio che per autoproduttore si intende quello come da decreto Bersani (70%).
    Il tutto a spese degli italiani che pagano in bolletta per gli incentivi al fotovoltaico.
    Detto questo, chiarisco che non sono affatto contro le rinnovabili ma devo constatare che i soldi se li sono presi i grossi produttori.
    Io avrei messo un tetto e favorito la microgenerazione.
    saluti Claudio

    >Inviato: domenica 12 febbraio 2012 17.51
    A: https://paolosdantone.wordpress.com/messaggi/about/

    Quindi secondo lei solo chi utilizza piu’ del 70% dell’energia autoprodotta rientra nell’esenzione dell’accisa ?
    la autorizzo certamente a inserire il messaggio nel blog e la ringrazio porgendole i mei complimenti per il suo blog che trovo veramente interessante
    cordiali saluti, Claudio

    >Inviato: domenica 12 febbraio 2012 10.59
    A: Claudio
    Oggetto: L’accisa e l’impresa di autoproduzione

    Per me, le “imprese di autoproduzione” dell’art.52.3.b TUA, non sono le “officine di autoproduzione” dell’art.1.2.f DM 27/10/2011.
    Ritengo invece che gli “autoproduttori” definiti all’art.2.2 DLgs 79/1999, purché “imprenditori” e perciò con attività economica professionalmente organizzata al fine della produzione, corrispondano ad una lettura sistematica del TUA.
    Mi autorizza ad inserire il suo messaggio sul mio blog?
    Paolo Silvestro D’Antone – Reggio Emilia

    >Inviato: sabato 11 febbraio 2012 23.16
    A: https://paolosdantone.wordpress.com/messaggi/about/

    Vorrei conoscere il suo parere in merito alla definizione di autoproduttore nel settore dell’energia elettrica.
    In particolare quali sono secondo lei i criteri che individuano l’impresa di autoproduzione di cui all’art. 52 del T.U.A. che prevede l’esenzione per gli impianti di produzione da fonti rinnovabili con potenza superiore ai 20 kW.
    Grazie, Claudio

    Mi piace

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