Le visite in domiciliata senza il 303


Le visite in domiciliata senza il 303

Never Ending Spirit © Dian Agung Nugroho

Domanda: si chiede l’annullamento di due atti di contestazione osservando che occorre ritenere non applicabili le sanzioni previste dall’art. 303 TULD, per le differenze tra la dichiarazione e l’accertamento che non comportino liquidazione di maggiori diritti di confine, oppure riconoscerle quali violazioni meramente formali e dunque non punibili ai sensi dell’art. 6 comma 5-bis del D.lgs 472/1997

Risposta: l’invocata causa di non punibilità prevista al comma 5-bis dell’art. 6 del D.lgs 472/1997 non può operare allorquando le violazioni, che pur non hanno inciso sulla determinazione della base imponibile, dell’imposta e sul versamento, abbiano arrecato pregiudizio all’esercizio delle azioni di controllo.

La non punibilità delle constatate difformità dichiarate all’ufficio e sanzionate dall’art. 303 TULD consegue pertanto all’assenza di impedimenti, ostacoli o rallentamenti ai controlli normalmente posti in essere dall’amministrazione doganale.

Ma tale riconoscimento è reso impossibile dalla palmare evidenza del fatto che ogni eventuale errore sulla qualità, quantità, origine o valore, commesso in sede dichiarativa, non può che arrecare sicuro pregiudizio ai normali controlli dell’ufficio doganale.

Tanto più quando, come nel caso in questione, viene dichiarata un’errata voce di classificazione doganale che costituisce il principale elemento dell’analisi di rischio elaborata dal circuito doganale di controllo e fondamentale discrimine per le eventuali e conseguenti attività dell’ufficio.

Nel nostro caso gli errori sono stati addirittura commessi nell’ambito della procedura semplificata di accertamento cosiddetta “domiciliata” che, consentendo al soggetto autorizzato di disporre delle merci senza doverle fisicamente presentare in dogana, richiede la massima diligenza del titolare fiduciariamente autorizzato dall’amministrazione doganale ad operare mediante tali semplificazioni procedurali.

Le constatate irregolarità che hanno fondato gli atti di contestazione che oggi si vorrebbero annullare testimoniano del resto l’errata descrizione delle merci e l’omissione di altre informazioni richieste dall’autorità doganale con la prevista autorizzazione, in ossequio al dettato degli articoli 9 e 10 del Decreto del Ministro delle finanze n. 548 del 11 dicembre 1992.

Le difformità contenute nelle comunicazioni di arrivo delle merci, date all’ufficio doganale al fine di consentirne l’intervento in visita nei luoghi appositamente designati, hanno compromesso la speditezza delle normali attività di controllo  e perciò arrecato inconfutabile nocumento.

Per le suesposte ragioni il richiesto annullamento degli atti di contestazione non sarebbe dunque possibile.

Ma dal riesame della questione è però emersa l’assenza dei presupposti di fatto costitutivi le violazioni descritte dall’art. 303 del testo unico approvato con DPR 43/1973: fattispecie che si verificano allorquando siano stati commessi errori nella dichiarazione che, nel nostro caso, non sussisteva al momento della constatazione delle difformità invece contenute nelle comunicazioni di arrivo delle merci.

Invero, nella procedura semplificata in discussione, il soggetto autorizzato che aveva comunicato all’ufficio l’arrivo delle merci e ne aveva ricevuto preavviso di intervento, si asteneva dallo scaricare le merci e non iscriveva le stesse nel registro aziendale: dovendo attendere l’intervento del funzionario doganale per l’accertamento e per assumere in carico sul registro le merci risultanti dal contraddittorio.

Rimane quindi evidente come, l’iscrizione produttrice degli effetti giuridici dell’accettazione della dichiarazione doganale ai sensi dell’art. 10 del DM 548/1992, ricomposte ormai le difformità contenute nella preventiva comunicazione data dal soggetto autorizzato, non integrava quelle differenze tra l’accertato e il dichiarato contemplate dalla norma sanzionatrice contestata dall’ufficio.

Questo ufficio annulla dunque ab origine i propri atti di contestazione della sanzione prevista dall’art. 303 TULD e il titolare dell’autorizzazione alla procedura di accertamento semplificata viene nel contempo richiamato ad ottemperare, con perizia e diligenza, ai propri obblighi di disciplina fiscale assunti con l’amministrazione doganale.

Il soggetto autorizzato alla procedura domiciliata viene dunque avvisato che gli errori commessi nella predisposizione delle comunicazioni di arrivo delle merci costituiscono violazione delle norme relative alla procedura domiciliata di cui all’art. 76, lett. C) del Reg. (CEE) 2913/1992 e le reiterate inosservanze della disciplina recata dal DM 548/1992 logorano i presupposti fiduciari necessari al mantenimento dell’autorizzazione e possono comportarne la sospensione e infine la revoca.

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