Il commercio elettronico di vini e liquori, anche no.


Il commercio elettronico di vini e liquori, anche no.

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Il Sig. Giuseppe mi ha privatamente scritto (tramite l’apposito modulo nella pagina Messaggi – Contact me), il giorno 11 gennaio 2010:

«Salve, davvero interessantissimo il suo blog, l’ho trovato casualmente cercando di avere ragguagli riguardo un mio problema…

Ho un negozio elettronico di enogastronomia, vorrei vendere anche ai paesi UE (esclusivamente privati), quali sono gli adempimenti a cui dovrei assolvere affinchè non vada incontro a sanzioni?

Leggevo di DAA e DAS, ma sinceramente online non c’è nulla di chiaro…le spedizioni riguarderebbero comunque piccole quantità, al max 12 bottiglie per volta, per lo più di vino e/o liquori, oltre che gastronomia (ma quella credo non abbia problemi).   Sà darmi qualche delucidazione in merito? »

Gentile Sig. Giuseppe, la ringrazio per i complimenti e volentieri le dico subito che, la fattibilità del commercio on-line di liquori, vini, birra e/o altre bevande alcoliche, per me avrebbe senso solo per grossi volumi di vendita.

Le cosiddette “vendite a distanza dei prodotti sottoposti ad accisa già immessi in consumo in uno Stato membro” – come le definisce l’art. 36 della Direttiva 2008/118/CE del Consiglio del 16 dicembre 2008 (relativa al regime generale delle accise e che abroga la direttiva 92/12/CEE) – non si presentano di semplice attuazione perché nessuna sostanziale semplificazione procedurale vi si rinviene rispetto alle cessioni intracomunitarie all’ingrosso.

Vuoi perché sulle entrate tributarie assicurate dalle accise tutti gli Stati ripongono le loro tradizionali necessità di certezza e liquidità a breve termine, vuoi perché l’accisa è geneticamente funzionale a patto di non allargare la platea dei soggetti obbligati e così riuscire a controllare il rischio di evasione d’imposta, vuoi perché tale imposta costituisce una snella ed efficace leva domestica nell’orientare gli usi dei consumatori senza il bisogno di andare a scomodare gli equilibri internazionali delle barriere tariffarie e del World Trade Organization, sta di fatto che i singoli Paesi dell’Unione europea sono sempre riusciti a non auto-imporsi, per il tramite del legislatore comunitario, un comune livello di tassazione.

Per questa sorta di antica autarchia tributaria delle accise, a dispetto della libera circolazione delle merci nel mercato unico europeo, anche l’acquisto di una sola bottiglia dal nostro sito di e-commerce soggiace alle medesime regole previste per chi conclude l’acquisto di un TIR carico di vini e liquori.

Insomma, se vuole ascoltare la mia opinione, lasci perdere. Venda tutti gli innumerevoli prodotti gastronomici che arricchiscono la nostra Italia ma non le bevande alcoliche.

Se invece non mi crede e vuole inserire i prodotti sottoposti ad accisa nel suo negozio elettronico, continui a leggere questo mio sommario elenco di adempimenti, con l’avvertenza che sicuramente ne dimentico qualcuno e che lei o il suo commercialista vi prepariate a diventare “uno di casa” presso l’Ufficio delle dogane italiano territorialmente competente sul magazzino da dove fisicamente partiranno le merci:

  • anzitutto individuare, e stabilire con essi un preventivo accordo commerciale, i soggetti che fungeranno da “debitori dell’accisa” nei Paesi destinatari. “Rappresentanti fiscali già registrati secondo le procedure stabilite da ciascun Stato membro”, stabiliti dunque in ognuno dei Paesi comunitari che lei vorrebbe includere tra i potenziali territori destinatari dei suoi prodotti sottoposti ad accisa;
  • prestare la cauzione a garanzia del pagamento dell’accisa nel Paese comunitario di destinazione;
  • tenere un’apposita contabilità delle partite che verranno trasferite in ambito comunitario;
  • presentare, anteriormente ad ogni singola spedizione, una dichiarazione ai fini del rimborso della nostra accisa nazionale con l’onere, a suo carico, di dimostrarne l’avvenuto assolvimento “a monte”;
  • di volta in volta, distruggere i contrassegni sulle bottiglie di liquore, previa specifica autorizzazione del suo Ufficio delle dogane che all’uopo c’è il caso le mandi i funzionari ad assistere e verbalizzare, con spese a suo carico;
  • emettere dunque il documento di accompagnamento semplificato DAS, anche se per una sola bottiglia di vino (da moduli previamente vidimati dal suo Ufficio delle dogane e registrati in apposito registro dei DAS anch’esso previamente vidimato);
  • appurare contabilmente il buon esito della spedizione mediante la ricezione dell’esemplare n. 3 del DAS contenente, nell’apposito riquadro B, l’attestazione del “rappresentante fiscale” e corredata quasi sempre da un’ulteriore attestazione dell’autorità fiscale del Paese comunitario di destinazione;
  • se l’esemplare 3 del DAS non ritorna entro 2 mesi, comunicarlo al proprio Ufficio e non svincolare quella quota parte di cauzione;
  • presentare infine idonea istanza di rimborso, a pena di decadenza, entro 2 anni dal giorno in cui fu effettuata ogni singola spedizione. Ai sensi dell’art. 29, comma 4, della legge 29 dicembre 1990, n. 428, la domanda di rimborso deve essere comunicata, a pena di inammissibilità, anche all’ufficio tributario che ha ricevuto la dichiarazione dei redditi degli anni d’imposta nei quali l’onere dell’accisa che si chiede in restituzione ha concorso a formare il reddito d’impresa del richiedente.

In ogni caso, le suggerisco di rivolgersi al suo Ufficio delle dogane, sia perché è con loro che dovrà operare sia perché quanto da me qui scritto è una personale ed estemporanea opinione espressa su un blog.

E poi mi farebbe piacere se, dopo aver sentito come stanno ufficialmente le cose, ne riportasse un commento a questo mio post.

La ringrazio per aver visitato il mio blog.

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6 thoughts on “Il commercio elettronico di vini e liquori, anche no.

  1. La ringrazio tanto per l’esaustiva risposta, le riporto il sunto della mia conversazione con l’agenzia delle dogane.
    Secondo l’art. 11 del testo unico delle accise che gestisce le vendite a soggetti privati all’interno della comunità europea, fermo restando i limiti di 90 litri di vino di cui max 60 di vino spumante… non si è soggetti ad obbligo alcuno a patto che il trasporto venga effettuato dall’acquirente, a tal proposito il responsabile della dogana mi invitava ad apporre sulla bolla di accompagnamento della merce che viaggerà insieme alla fattura, tale dicitura: “Spedizione a cura e a spese del destinatario”.
    Visti i quantitativi davvero infimi delle spedizioni e considerato che effettivamente le spedizioni sono a carico dell’acquirente, mi hanno garantito che apportando quella dicitura in bolla ed emettendo regolare fattura, non sono soggetto al pagamento delle accise, nè a dover compilare das ecc ecc…

    Il quesito è stato posto anche ad un’altra agenzia delle dogane di altra località, idem la risposta.

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  2. Caro Giuseppe,

    quello che mi chiedo è : come si può impostare un e-commerce di vini con ventida in UE gestendo la “Spedizione a cura e a spese del destinatario” ?

    Praticamente impossibile per due ovvie motivi :

    ** le tariffe spot dei corrieri sono molto alte rispetto agli abbonamenti standard degli spedizionieri ( UPS, TNT, DHL etc.. ) e quindi sconvenienti sotto l’aspetto economico da parte del cliente.

    ** diventa difficile per un cliente normale doversi sorbire tutto l’aspetto di prenotazioni, organizzazione del ritiro merce etc..

    Cordialmente
    Angelo

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  3. Scusate , riporto l’art.11 del testo unico delle accise e mi dite dove deducete che “non si è soggetti ad obbligo alcuno a patto che il trasporto venga effettuato dall’acquirente” ?

    Io leggo “Per i prodotti assoggettati ad accisa ed immessi in consumo in altro Stato membro, acquistati daprivati per proprio uso e da loro trasportati, L’ACCISA E’ DOVUTA NELLO STATO MEMBRO in cui i prodotti vengono acquistati.”

    Per carità io sarei il primo ad auspicare che l’interpretazione dell’articolo sia quella indicata dal Sig. Giuseppe ( visto che gestisco anche io un e-commerce enogastronomico ma per ora vendiamo solo in Italia ) , però mi chiedo , visto che siamo nel campo delle interpretazioni , che garanzie mi da l’eventuale parere verbale di un funzionario dell’agenzia delle dogane in questo senso?

    Non è il caso di farsi lasciare un parere scritto? Non esiste una qualche circolare interpretativa?

    Grazie a chiunque vorrà offrirmi informazioni a riguardo.

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    • Per me, lei ha perfettamente compreso l’art.11 del testo unico accise (se vuole, legga anche il mio post Nella Marne, a prendere lo champagne). 😐

      Mi sembra di essere stato abbastanza chiaro nel post, quando affermo che “l’acquisto di una sola bottiglia dal nostro sito di e-commerce soggiace alle medesime regole previste per chi conclude l’acquisto di un TIR carico di vini e liquori“. Addirittura ho rasentato l’arroganza nel consigliare il Sig. Giuseppe di lasciar perdere. Del resto, dopo che il Sig. Giuseppe ci ha cortesemente riportato il parere dei funzionari dell’ Ufficio territorialmente competente, mi sembrava oltremodo sconveniente insistere. A proposito, sono anch’io funzionario dell’Agenzia delle dogane a Reggio Emilia 😉

      Aggiungo che prestissimo verrà anche aggiornato il D.Lgs 504/1995, per recepire la Direttiva 2008/118 CE, il cui art. 36 (Vendite a distanza) recita:

      1. I prodotti sottoposti ad accisa già immessi in consumo in uno Stato membro che sono acquistati da una persona, diversa da un depositario autorizzato o un destinatario registrato, stabilita in un altro Stato membro che non esercita un’attività economica indipendente e sono spediti o trasportati in un altro Stato membro direttamente o indirettamente dal venditore o per suo conto sono sottoposti ad accisa nello Stato membro di destinazione.
      Ai fini del presente articolo, per «Stato membro di destinazione» si intende lo Stato membro di arrivo della spedizione o del trasporto.
      2. Nel caso di cui al paragrafo 1, l’accisa diventa esigibile nello Stato membro di destinazione al momento della consegna dei prodotti sottoposti ad accisa. Le condizioni di esigibilità e l’aliquota dell’accisa che deve essere applicata sono quelle in vigore alla data dell’esigibilità. L’accisa è corrisposta secondo la procedura stabilita dallo Stato membro di destinazione.
      3. Il debitore dell’accisa esigibile nello Stato membro di destinazione è il venditore. Lo Stato membro di destinazione può tuttavia prevedere che il debitore sia un rappresentante fiscale, stabilito nello Stato membro di destinazione e riconosciuto dalle autorità competenti di tale Stato membro o, nei casi in cui il venditore non ha osservato la disposizione di cui al paragrafo 4, lettera a), il destinatario dei prodotti sottoposti ad accisa.
      4. Il venditore o il rappresentante fiscale si conformano alle seguenti prescrizioni:
      a) prima della spedizione dei prodotti sottoposti ad accisa, essere registrato e fornire una garanzia per il pagamento dell’accisa presso l’ufficio competente appositamente designato e alle condizioni stabilite dallo Stato membro di destinazione;
      b) pagare l’accisa presso l’ufficio di cui alla lettera a) dopo l’arrivo dei prodotti sottoposti ad accisa;
      c) tenere una contabilità delle forniture di prodotti.
      Gli Stati membri interessati possono, alle condizioni da essi definite, semplificare tali prescrizioni sulla base di accordi bilaterali.
      5. Nel caso di cui al paragrafo 1, l’accisa applicata nel primo Stato membro è oggetto di rimborso o sgravio, su richiesta del venditore, se quest’ultimo o il suo rappresentante fiscale hanno seguito le procedure di cui al paragrafo 4.
      6. Gli Stati membri possono determinare modalità particolari di applicazione dei paragrafi da 1 a 5 per i prodotti sottoposti ad accisa che formano oggetto di una normativa nazionale specifica di distribuzione.

      Paolo Silvestro D’Antone – Reggio Emilia

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  4. Ok grazie. Allora ne approfitto per chiederLe un ulteriore dettaglio in proposito : se lo stato membro di destinazione prevede accise nulle per quel determinato prodotto ( esempio : vendita di vino in Spagna ) ? Come ci si deve comportare? E’ come la vendita di un prodotto non soggetto ad accise? Grazie della risposta.

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    • No. Il fatto che gli Stati comunitari abbiano tra loro diversi livelli d’accisa, non sposta di una virgola le regole da seguire nella circolazione intracomunitaria dei prodotti soggetti. 🙄

      E il vino è un prodotto soggetto ad accisa anche in quei Paesi, come la Spagna, nei quali il livello di accisa è pari allo zero come da noi in Italia.

      Bulgaria, Spagna, Italia, Grecia, Cipro, Lussemburgo, Malta, Austria, Portogallo e Slovenia, se non sbaglio, hanno attualmente l’aliquota zero sia per lo spumante che per il tranquillo (attenzione che il tappo a forma di fungo applicato ad esempio a bottiglie di vino frizzante, le fa diventare bottiglie di spumante ai fini dell’accisa).

      Che poi le autorità fiscali di tali Paesi chiudano un occhio sul vino che viene immesso in consumo sul loro territorio, può anche essere. Ma l’italiano che vende ad esempio ad uno spagnolo al di fuori della prevista disciplina fiscale valida per tutta la Comunità Europea, dovrà comunque rispondere di ogni bottiglia che si dovesse perdere lungo il trasporto: e anche di quel vino che lo spagnolo potrà eventualmente rivendersi “in nero” in giro per l’Europa. :mrgreen:

      Spero di essere stato abbastanza chiaro e la ringrazio per i suoi commenti su questo blog.
      Paolo Silvestro D’Antone – Reggio Emilia

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