Codice di accisa del destinatario errato


Codice di accisa del destinatario errato

Ogni affermazione è riferita a particolari fattori e solo in riferimento ad essi è vera.

Il depositario autorizzato speditore è tenuto a verificare l’esattezza del codice di accisa fornito dal cliente mediante apposita richiesta scritta all’ufficio territorialmente competente sull’impianto mittente oppure mediante diretto accesso all’archivio SEED parzialmente disponibile tramite il sito internet dell’Agenzia delle dogane.

“System for Exchange Excise Data” (SEED) fu istituito in applicazione dell’articolo 15 bis della Direttiva 92/12/CEE come inserito con Direttiva 92/108/CEE del 14 dicembre 1992.

Ai sensi di quanto disposto dall’art.12, comma 7 della legge 27.07.2000, n.212, il “depositario autorizzato” in parola ha qui fatto pervenire proprie deduzioni in merito ai constatati illeciti così di seguito riassumibili:

  1. La Società afferma di aver correttamente compilato le caselle 7 e 7a dei DAA sostenendo di aver indicato i dati del committente (casella 7) e quelli del destinatario (casella 7a) ed ammettendo, quale unico errore, l’indicazione (casella 4) del codice di accisa dell’acquirente anziché quello del destinatario. A sostegno di tale affermazione, richiama le istruzioni diramate dal Dipartimento delle Dogane e II.II. con circolare n. 182 del 13/7/1998.
  2. La Società afferma che non aveva alcuna possibilità di constatare l’erroneità dei codici di accisa fornitele dal cliente perché la banca dati denominata SEED risulta consultabile su internet solamente dal 21 luglio 2006 e quindi non lo era alla data dei trasferimenti comunitari in questione.
  3. La Società ritiene inoltre che le eventuali violazioni constatate siano non punibili ai sensi dell’art. 6. co. 5-bis, del D.lgs 472/1997 in quanto, oltre a non aver inciso sulla determinazione della base imponibile o sull’imposta o sul versamento del tributo, esse non hanno arrecato pregiudizio all’esercizio delle azioni di controllo
  4. Qualora le violazioni non fossero da considerare di natura meramente formale, la Società ritiene comunque applicabile l’istituto del concorso di violazioni e continuazione recato dall’art. 12 del D.Lgs 472/1997.


Fatto salvo l’istituto del “cumulo giuridico” previsto dall’art. 12 del D.Lgs 472/1997 e quindi l’individuato “concorso materiale omogeneo” previsto al comma 1 del medesimo, questo ufficio dell’Agenzia delle dogane competente alla valutazione delle osservazioni e richieste comunicate dalla parte ai sensi dell’art.12 della L 212/2000, ritiene tali deduzioni non utili ad una diversa qualificazione dei fatti in contestazione, per le seguenti ragioni:

  1. Così come inequivocabilmente indicato anche nelle note esplicative del documento amministrativo di accompagnamento adottato con Regolamento CEE N. 2719/92 della Commissione dell’11 settembre 1992, la casella n. 7 del medesimo deve recare i dati del destinatario della merce mentre la casella n. 7a deve recare il luogo di consegna se diverso da quello indicato alla casella n. 7. Inoltre la casella n. 4 deve riportare il codice di accisa del destinatario, depositario autorizzato od operatore registrato oppure gli estremi dell’autorizzazione assegnata dall’autorità fiscale nel caso di operatore non registrato. Infine, inutile risulta il richiamo alla circolare n. 182 del 13/7/1998 la quale prevede, in ogni caso, di indicare il destinatario nella casella 7 anche se, nel caso di spedizioni per conto, preceduto dall’indicazione “Per conto di” seguita dal nome completo, indirizzo e partita IVA del committente; rammentando che l’art. 4 della Direttiva 92/12/CEE del Consiglio del 25 febbraio 1992 come recepito all’art. 1 del D.Lgs 504/1995 permette più “depositi fiscali” in capo ad un “depositario autorizzato” (anche se, in Italia, ognuno dei “depositi fiscali” eventualmente facenti capo ad un unico soggetto viene autorizzato con un proprio codice di accisa e pertanto il “depositario autorizzato” obbligato ex art 5 TUA sarà colui che ha chiesto di essere autorizzato per quel deposito, non rilevando, ai fini dell’autorizzato regime, se questi gestisce altri depositi fiscali), .
  2. L’archivio “System for Exchange Excise Data” (SEED) fu istituito in applicazione dell’articolo 15 bis della Direttiva 92/12/CEE come inserito con Direttiva 92/108/CEE del 14 dicembre 1992 e pertanto attivo da ben 14 anni prima dei contestati trasferimenti comunitari. Il fatto che una parte delle informazioni di tale archivio sia oggi direttamente accessibile anche tramite internet non rileva sull’omessa verifica preliminare dell’esattezza del codice di accisa fornito dal cliente: che codesto depositario era tenuto ad effettuare richiedendo una preventiva verifica tramite l’intranet doganale, allo scrivente Ufficio, come del resto risulta aver più volte fatto nel corso degli anni in ossequio alle disposizioni recate dagli artt. 5, 6 e 67 del D.Lgs 504/1995.
  3. Le contestate violazioni non sono di natura meramente formale in quanto hanno addirittura innescato una formale richiesta di cooperazione amministrativa tra l’autorità fiscale ungherese e quella italiana. Invero, le omissioni commesse da codesto deposito fiscale speditore non hanno però inciso sull’accertamento del tributo dovuto e nemmeno risultano idonee a fondare l’ipotesi di reato ex art. 49 D.Lgs 504/1995, perché il destinatario obbligato all’imposta, pur non formalmente indicato sui documenti DAA, ha comunque adempiuto ai propri obblighi di appuramento tributario dei prodotti ricevuti.
  4. Si concorda sulla presenza delle condizioni poste dall’art. 12 del D.Lgs 472/1997 per l’applicazione del “concorso materiale omogeneo”.

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