Furto di prodotti in sospensione di accisa


Furto di prodotti in sospensione di accisa

PIOTR by paper_man

Controparte afferma che a seguito della novella introdotta dall’art.59 della legge 342/2000, il modificato art.4 del DLvo 504/1995 includerebbe finalmente il furto tra i fatti rilevanti per l’abbuono dell’imposta.

Questo ufficio appellante intende oggi richiamare l’attenzione di codesto On.le Collegio giudicante sulla recente pronuncia resa dalla Suprema Corte di Cassazione – Sezione Quinta Civile – con sentenza n.12428 del 27 marzo 2007  – di inequivocabile conforto al vaglio delle censure formulate nell’appello introduttivo del presente grado di giudizio.

Con rigorosa esegesi letterale imposta dalla natura agevolativa della normativa in esame, anche nella sua evoluzione più recente (L. n. 342/2000), i giudici di legittimità si sono quindi pronunciati su questione assolutamente identica a quella qui in esame.

La Suprema Corte ci spiega come, l’invocato ius superveniens correlato al sopravvenire della L 342/2000, pur ampliando i profili soggettivi delle esimenti utili per l’abbuono dell’obbligazione tributaria, abbia lasciato immutati i profili oggettivi che da sempre escludono una immutazione oggettiva dell’obbligo del pagamento dell’accisa in caso di perdita della soggettiva disponibilità del prodotto gravato da accisa.

Nell’ottica della individuata ratio legis e qualora l’assenza di specifica colpa grave del depositario rendesse fortuito l’evento della dispersione o distruzione dei prodotti, già la Corte Costituzionale (sentenza n.373/1988) ne verificava la legittimità costituzionale ed evidenziava che, solo la dispersione o il deterioramento così come la distruzione, costituiscono le condizioni per usufruire dell’abbuono dell’accisa, perché rendono impossibile l’ingresso dei prodotti nel circuito commerciale.

La sottrazione – al contrario – determinando soltanto il venir meno della disponibilità del prodotto per lo spossessamento del depositario, non ne impedisce l’immissione al consumo e il conseguente debito di accisa non potrà che essere corrisposto da chi legittimamente deteneva il prodotto in regime sospensivo (Oggi, in riferimento all’art.2 del nuovo Testo Unico).

L’intervenuta modifica della nostra disciplina fiscale ad opera dell’art.59 della L 342/2000 ha assunto quindi rilievo per l’ampliamento delle ipotesi soggettive della distruzione, dispersione o deterioramento del prodotto gravato, utili per fondare l’esimente dal pagamento dell’accisa gravante (leggasi: l’equiparazione al caso fortuito ed alla forza maggiore dei fatti compiuti da terzi non imputabili al soggetto passivo a titolo di dolo o colpa grave e quelli imputabili allo stesso soggetto passivo a titolo di colpa non grave).

La medesima novella normativa non poteva però incidere sui profili oggettivi della debenza dell’accisa sul prodotto che fosse comunque immesso in consumo anche se contro la volontà del depositario.

Tali profili oggettivi costituiscono del resto l’intima struttura legale delle accise, notoriamente insensibili alla nozione civilistica di “proprietà”, e su di essi decisamente incidono le finalità perseguite dal legislatore tributario.

La Suprema Corte chiarisce pure che non occorre neppure soffermarsi sulla distinzione tra i delitti del furto o della rapina al fine della loro esclusione dai fatti avvenuti per caso fortuito o per forza maggiore, perché in entrambe le circostanze si ha ugualmente lo spossessamento per effetto della sottrazione della cosa al detentore, con conseguente esclusione di immutazione oggettiva dell’obbligo del pagamento dell’accisa.

Confortando quindi la fondatezza di tutte le eccezioni sviluppate da quest’ufficio sia nel primo grado di giudizio che nel presente appello, la chiarissima pronuncia della Suprema Corte, radicalmente esclude “l’evento furto” come circostanza di esenzione dall’imposta (abbuono dell’obbligazione già sorta).

Dall’esatta e autorevole applicazione della normativa qui in esame, ne deriva pure l’assorbimento della questione dell’evidente colpa grave del soggetto passivo che ha mancato di adottare i più elementari obblighi di vigilanza utili ad evitare la sottrazione.

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